martedì 7 ottobre 2008

Di nuovo sulle Posate…intorno alla Forchetta in particolare...

Sandro Botticelli - Nozze di Nastagio degli Onesti III Episodio
Museo del Prado – Madrid

Nel corso dei secoli, per portare alla bocca i pezzi di cibo ancora caldi, ci si è sempre serviti delle mani, o di coltelli appuntiti, anche se già esistevano vari strumenti, fatti di materiali dall’osso al ferro, per infilzare le carni in cottura.
Le prime posate a comparire sulla ‘tavola’ furono il cucchiaio ed il coltello: il primo troppo ingombrante e il secondo dalla forma offensiva. All'origine vengono usati in comune con tutti i commensali, tanto che le norme di buon costume raccomandano di pulirlo con la tovaglia o col tovagliolo prima di passarlo agli altri commensali o prima di prendere il cibo dai piatti comuni.
I primi cucchiai sono in legno, molto grossi e rotondeggianti, quindi non entrano in bocca e il liquido viene dunque aspirato con i conseguenti rumori. Solo successivamente assumono la loro forma attuale più ovale che ne permette un uso più funzionale.
Il cucchiaio non nasce per i ricchi ma per i poveri, che mangiano spesso la zuppa.
I coltelli sono molto affilati e hanno una punta acuminata che serve anche per prendere il cibo già tagliato, quando non è ancora in uso la forchetta. Col tempo saranno delegate alla forchetta le funzioni della punta del coltello, che diventa sempre più arrotondata e la lama stessa sempre meno affilata per diminuire l'immagine negativa del coltello.
Lo stesso significato riveste l'usanza francese di apparecchiare la tavola con le punte della forchetta rivolte verso il basso, cioè appoggiate sul tavolo; quelle punte che "fissano" potrebbero infatti richiamare immagini offensive agli occhi dei commensali.
L'uso del coltello, ove non strettamente necessario, viene addirittura abolito, o viene introdotto l'uso di coltelli ad hoc, come i coltelli da pesce, da dessert e da burro, che assomigliano di più a una spatola che non a veri coltelli, sempre con lo scopo di attenuarne gli aspetti offensivi alla vista e sensibilità dei commensali.
La storia della Forchetta si perde nella notte dei tempi, quando era un rudimentale bastone biforcuto usato dall’uomo primitivo per girare le carni sul fuoco.
Secondo un reperto archeologico esposto presso il Museo di Ventimiglia sembra che fosse in uso anche presso i Romani, anche se non compariva sulla tavola, ma serviva come strumento ad uso di un ufficiale di cucina, lo ‘scissor’, il quale aveva il compito di tagliare le carni e servirle agli ospiti con questo attrezzo che veniva chiamato ‘lingula’ o ‘ligula’. Gli ospiti invece usavano mangiare con le mani, che poi pulivano durante il pasto usando una speciale farinata, o nel caso di famiglie nobili e ricche, utilizzando dei ditali d’argento che avevano lo scopo di non sporcare le dita di chi li indossava.
Il passaggio a un arnese a più denti per infilzare in tavola pare sia avvenuto nell’alto Medioevo alla raffinata corte di Bisanzio, dove un acuminato pugnale si trasformò prima in un ‘imbroccatoio’ (tipo spillone) e poi in una forchetta.
Nella letteratura italiana dopo l’anno Mille, troviamo le forchette a Venezia, Pisa, Firenze, soprattutto in mano a borghesi e mercanti, mentre nelle corti vigeva ancora l’etichetta tradizionale di Ovidio ‘delle tre dita’, che imponeva di attingere direttamente dal piatto per pescare il cibo solido.
Una notizia inequivocabile dell’uso della forchetta personale da tavola la dobbiamo a San Pier Damiani (1007-1072), il quale narra della principessa bizantina Teodora, venuta a Venezia per sposare il Doge Orseolo II, che non toccava il cibo con le mani preferendo usare una forchettina d’oro bidente.
Il predicatore fece abbattere la collera celeste sullo strumento, giudicandolo 'un lusso diabolico e di raffinatezza scandalosa', ed usarlo venne anche ritenuto segno di debolezza da parte dei maschi nobili.
In Italia una qualche posata a forma di forchetta iniziò ad essere usata abbastanza normalmente sino dal Trecento, per l'introduzione di un alimento "difficile" come la pasta, scivolosa e pericolosamente bollente. Le prime forchette sono forconcini in legno che i toscani chiamano "forcula", da questo il nome forchetta, e i milanesi "forcelletta".
L'uso dei tre pezzi, cioè cucchiaio, forchetta e coltello è una conquista recente. Sino al Rinascimento, la forchetta, con il coltello usato da sempre, si appoggia in modo contrario al nostro. Il manico è rivolto verso l'alto e le decorazioni si leggono al contrario.
La probabile “svolta”, ossia l'imporsi dell'uso della forchetta singola come simbolo di buone maniere si verificò solo nel ‘500. Ma mentre la popolazione cittadina borghese e mercantile cercava di usarla tutti i giorni, i nobili la ritenevano non obbligatoria, da aggiungersi semmai ad altri indispensabili segni di civiltà quali: abbondanza di tovaglie e tovaglioli, e abluzioni ripetute prima e dopo i pasti.
A Firenze erano sicuramente in uso nella famiglia Pucci, come testimonia il dipinto di Sandro Botticelli sulle Nozze di Nastagio degli Onesti - III Episodio (Museo del Prado – Madrid), commissionato come regalo di nozze da Lorenzo il Magnifico nel 1483.
Dalle corti italiane la forchetta si diffuse lentamente in Europa, dove ancora nel Seicento gli aristocratici mostravano resistenze ad abbandonare l'uso delle dita (regali posate), come testimoniano le tradizioni della corte di Luigi XIV.
A conferma di questa riluttanza verso la forchetta segnaliamo una cronaca che vedrebbe protagonista Caterina de' Medici . Pare che quando la regina fece provare la posata a punte al marito Enrico II e ai commensali, questi si rivelarono piuttosto maldestri nel maneggiarla:
"Nel portare la forchetta alla bocca, si protendevano sul piatto con il collo e con il corpo. Era uno vero spasso vederli mangiare, perché coloro che non erano abili come gli altri, facevano cadere sul piatto, sulla tavola e a terra, tanto quanto riuscivano a mettere in bocca".
Era considerata ancora un bizzarro oggetto di lusso, generalmente a due punte, lavorata con metalli preziosi e decorata in modo raffinato e fantasioso. Nel Seicento nascevano i primi servizi interi di posate, che il padrone di casa forniva agli ospiti, mentre nel Medioevo ognuno portava con sè le proprie posate personali. L’uso di questo utensile rimaneva però malvisto, persino il Re Sole preferiva l’uso delle dita alla forchetta e si convinse ad usarla solo quando la sua corte si trasferì a Versailles nel 1684.
Anche nell’ambito della Chiesa l’utilizzo del prezioso utensile fu oggetto di resistenza e solo nel 1700 le autorità ecclesiastiche approvarono l’introduzione dell’infernale strumento anche nei conventi.
Per arrivare all’utilizzo diffuso della forchetta bisogna aspettare oltre la metà del ‘700,
quando per agevolare la presa dei "fili di pasta", il ciambellano di re Ferdinando IV di Borbone pare abbia portato a quattro i rebbi della posata, celebrandone così il 'matrimonio' con gli spaghetti (vermicelli).


1 commento:

Artemisia Comina ha detto...

non hai letto dell'orribile fine della principessa bizantina, o l'hai taciuta per non affliggerci?